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Edizione Roma·Notti·Centro storico

Notti — il primo viaggio nelle ore di Roma

La rubrica firma di Everylife dedicata alla città dopo il tramonto: bar, ristoranti, ritratti, ritorni a casa. Si comincia dal centro.

Redazione · 04 maggio 2026 · 4 min

Fontana del Nettuno in piazza Navona di notte.
Fontana del Nettuno, piazza Navona — Roma·Foto Palickap / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Mezzanotte e dieci. Via dei Coronari ha smesso di essere via dei Coronari.

Le saracinesche delle gallerie sono giù da ore. I lampioni hanno la luce calda di una città che non si è mai accorta di essere cambiata. Camminiamo verso piazza Navona da via dei Banchi Nuovi, e in cinque minuti incrociamo soltanto due persone: una ragazza con il cappotto sulle spalle, di corsa, e un uomo con un mazzo di chiavi che sta chiudendo bottega.

Roma alle dodici e dieci di un mercoledì non è la Roma delle cartoline. È più silenziosa di quanto chi non la abita possa immaginare. Solo certi punti restano accesi — un wine bar in via dei Soldati, un ristorante che ha appena cucinato l'ultima ordinazione, un'enoteca che apre alle sette di sera e chiude alle due. E i taxi, sempre meno taxi, fermi in stazione di posta come gondole.

Apriamo la rubrica Notti dal centro storico perché qui la notte è la più sottile. Trastevere è più rumorosa, Testaccio più pop, Pigneto più giovane. Il centro, quello tra Banchi Nuovi e via Giulia e i vicoli che scendono al fiume, è un'altra cosa: è il quartiere in cui la notte sembra una piega della giornata, e non un evento separato.

Le ventitré e quaranta — l'ultimo tavolo

Da Pierluigi, in piazza de' Ricci, l'ultimo tavolo è una coppia che ha appena ordinato il dolce. Il maître ci fa segno di entrare e ci sediamo al banco per un bicchiere. "Le notti del centro sono cambiate negli ultimi tre anni", ci dice. "Prima si chiudeva alle due. Adesso alle dodici siamo già in giro a contare i coperti del giorno dopo." Si è alzato il livello dei coperti, è scesa l'ora di chiusura. Il centro è diventato un quartiere da cena lunga, non da dopocena.

Eppure in via del Pellegrino, due strade più in là, c'è ancora qualcuno che apre tardi. Lo Yeah! sta servendo un negroni a un tavolo di tre. La barlady si chiama Sara, lavora qui da quattro anni, e fa una distinzione che vale la pena ascoltare: "Il centro non beve più tardi, beve diverso. Meno shot, più cocktail. Meno gente, ma più attenta a quello che ordina."

Il centro non beve più tardi. Beve diverso. Meno shot, più cocktail. Meno gente, ma più attenta.

L'una e cinque — il taglio dell'ora

C'è un momento, tra l'una e l'una e mezza, in cui il centro storico cambia abitanti. Spariscono le coppie, spariscono i tavoli all'aperto, restano solo due categorie: chi è uscito a cena tardi e adesso sta tornando, e chi sta cominciando adesso. Pochi, gli ultimi. Ma esistono.

Ci sediamo al Bar del Fico, e qui la notte ha un'altra grammatica. Bar del Fico è uno dei pochi posti del centro che ha mantenuto la liturgia del dopocena romano: bicchiere di vino, conversazione bassa, qualcuno fuori che fuma. Una signora con un cane lupo legge un libro al tavolino accanto. "Vengo qui dal 2007, ogni mercoledì", ci racconta quando le chiediamo se le va di scambiare due parole. "Una volta era il bar del giorno dopo. Adesso è il bar del giorno prima."

È la frase più precisa che abbiamo sentito stanotte. Roma centro non è più la città che si sveglia tardi. È la città che si addormenta presto, e una piccola parte di lei resta sveglia per il giorno successivo.

Le due e venti — i mestieri della notte

Per via del Banco di Santo Spirito, in direzione del fiume, si incontra la Roma che non chiude mai del tutto. Le pulizie cominciano alle due e mezza nei ristoranti, alle tre nei locali aperti. Un ragazzo sta caricando le casse vuote di una piola, parla un italiano stanco con accento napoletano, ha vent'anni. Lavora dalle otto di sera alle quattro di notte. "È duro, ma il centro lo conosci come pochi. Lo conosci la notte, e di giorno non lo capisci più."

C'è un altro mestiere della notte in centro che merita attenzione: i tassisti. Davanti a ponte Sant'Angelo, alle due e mezza, ce ne sono quattro in stazione. Stanno aspettando le tre, dicono. Alle tre arriva un'altra ondata, dai locali di Trastevere che chiudono e riportano la gente a Prati, ai Parioli, in zona Ottaviano. "Il centro storico non chiama più tanti taxi", ci dice uno di loro, romano, da quarantadue anni in macchina. "Chiamano da fuori per venire al centro a cena. Poi vanno via prima di mezzanotte. La vera notte adesso sta nei dintorni."

Le tre meno dieci — il rientro

Decidiamo di tornare a piedi verso piazza Navona. La piazza è quasi vuota. Tre fontanieri stanno terminando l'ultima passata d'acqua del giorno prima. Una ragazza, sola, fotografa la fontana dei Quattro Fiumi con un cellulare. Resta lì cinque minuti senza scattare. Le chiediamo cosa sta cercando di vedere. "Mi piace stare in posti famosi quando non c'è nessuno", risponde. "È l'unico modo per vederli."

È, in fondo, il motivo per cui esistono le Notti di un magazine come questo. Andare nei posti che tutti credono di conoscere quando non c'è nessuno a confondere lo sguardo. Trovare la riga sotto la riga. Roma centro alle tre meno dieci di una notte di mercoledì non è un'occasione mancata. È un'altra città, sovrapposta a quella diurna come un foglio di carta velina.

Il prossimo appuntamento delle Notti sarà Testaccio. Quartiere diverso, ora diversa, voce diversa.

Per il momento, buonanotte centro storico. Ci si rivede domani a un'ora più ragionevole.

Centro storico — Roma — sopralluogo del 1 maggio 2026