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Edizione Roma·Speciale Soglie·Roma

Cinque librerie che non hanno chiuso

Da Trastevere a Monti a piazza Vittorio: cinque librerie indipendenti e cinque modi diversi di restare aperti nel 2026.

Redazione · 07 maggio 2026 · 5 min

Interno della libreria Babele a Roma, scaffali di libri.
Libreria Babele — Roma·Foto Stefano Bolognini / Wikimedia Commons (CC BY 3.0)

Cinque librerie. Cinque scaffali aperti. Cinque modi diversi di restare aperti nel 2026.

Roma ha perso, negli ultimi quindici anni, circa il quaranta per cento delle sue librerie indipendenti. È una cifra a memoria — la fonte è una ricerca che il Comune fa ogni due anni e che nessun romano legge — ma qualunque libraio del centro la conferma con un cenno della testa. "Eravamo settanta. Adesso siamo poco più di quaranta." Una signora di una libreria di Trastevere ce lo dice mentre incassa, ed è il modo più asciutto di sintetizzare una crisi.

Eppure, nello stesso periodo in cui il numero totale è sceso, qualcosa di nuovo è cominciato. Una decina di librerie hanno aperto, o riaperto, con un'idea forte di che cosa volevano essere. Sono librerie piccole — quasi mai sopra i cento metri quadri — con cataloghi specializzati, calendari fitti di presentazioni, conti economici che si chiudono per pochi euro. Sopravvivono per la testardaggine di chi le tiene. Si tengono fra loro per un patto silenzioso: ognuna fa quello che le altre non fanno.

Ne abbiamo scelte cinque, una per quartiere, per la *Speciale Soglie* del numero zero. Il criterio di scelta è semplice: dovevano aver aperto la porta a un pubblico specifico, e dovevano averla aperta in modo riconoscibile.

1. Tomo — Trastevere, vicolo del Cinque

Tomo è una libreria di trentacinque metri quadri in vicolo del Cinque, a Trastevere. L'hanno aperta nel 2019 due donne sui quaranta — una romana, una bolognese — con un catalogo che è soltanto narrativa contemporanea italiana, dal 2000 in poi, non più di milleottocento titoli a rotazione. Non vendono saggistica, non vendono libri per bambini, non vendono cancelleria, non vendono caffè. Vendono romanzi italiani contemporanei e basta.

"Non siamo una libreria per tutti. Siamo una libreria per chi vuole capire cosa sta succedendo nella narrativa italiana adesso", ci dice Camilla, la romana. "Quando entra un turista che cerca una guida di Roma, gli diciamo dove andare. Senza problema. Non siamo offesi." Tomo fa due eventi a settimana — autori in dialogo con altri autori, mai presentazioni classiche — e il sabato pomeriggio ha sempre il negozio pieno.

2. Tlön — Esquilino, piazza Dante

Tlön è una libreria di filosofia e scienze umane in piazza Dante, all'Esquilino. Aperta nel 2007, è una delle più anziane fra quelle nuove. Cinquecento metri quadri su due piani, ventimila titoli a catalogo, una sezione di rivista internazionale (filosofia, psicoanalisi, antropologia) che non si trova in nessuna libreria romana se non qui.

Il proprietario è Stefano, sessantadue anni, ex docente universitario. "Ho aperto Tlön perché in quegli anni a Roma una libreria di filosofia seria non c'era. Adesso ce ne sono altre tre, tutte piccole, e va bene così. Significa che l'Esquilino è diventato il quartiere della filosofia romana, e questo è un piccolo miracolo." Tlön organizza un seminario all'anno con un filosofo straniero — gli ultimi tre sono stati uno spagnolo, una tedesca, un argentino — e mantiene viva una rivista interna che esce due volte all'anno.

L'Esquilino è diventato il quartiere della filosofia romana. È un piccolo miracolo, e lo dico da libraio.

3. Il Mio Libro — Monti, via dei Serpenti

Il Mio Libro è la libreria più piccola delle cinque. Diciotto metri quadri in via dei Serpenti, a Monti, una porta dipinta di rosso, una vetrina con cinque libri esposti per volta. Aperta nel 2013 da Marta, romana, oggi cinquantenne, è una libreria di letteratura per ragazzi — dai sei ai sedici anni — con il catalogo più curato della città su questa fascia.

"Il Mio Libro è un nome banale di proposito", ci dice Marta. "Volevo che i bambini, entrando, capissero subito che la libreria parlava la loro lingua. Non Antiquaria, non Studio del Libro, non Lettere&Versi. Il Mio Libro. Un titolo da quattro anni." La libreria fa due laboratori al mese con autori per bambini, e ha un piccolo angolo di lettura sotto la vetrina dove i clienti più giovani possono sfogliare in piedi. "Il novanta per cento di chi entra esce con qualcosa. Non perché glielo vendiamo io, ma perché i libri qui sono tutti scelti uno a uno. Non c'è il libro sbagliato."

4. Altroquando — Centro storico, via del Governo Vecchio

Altroquando è la libreria più adulta delle cinque. Aperta nel 2002 in via del Governo Vecchio, ottanta metri quadri su un piano, è una libreria di musica, cinema, teatro, fotografia. Un catalogo di seimila titoli, di cui tremila in lingua originale (inglese, francese, tedesco). Una saracinesca di ferro che la sera, quando si chiude, è ancora dipinta a mano con il logo storico del 2002.

Il proprietario è Davide, cinquantotto anni, romano di Trastevere, da trent'anni nel commercio del libro. "La sopravvivenza di una libreria specializzata, oggi, dipende da una sola cosa: che il proprietario abbia un lavoro accanto. Io ho un lavoro accanto. Faccio anche traduzioni. Senza quello, Altroquando avrebbe chiuso nel 2018." Lo dice senza dramma, come una constatazione tecnica. Altroquando è anche distributore esclusivo per Roma di alcune piccole case editrici indipendenti italiane. "Le librerie indipendenti, oggi, sopravvivono perché si sono inventate di essere anche distributori, anche editrici, anche organizzatrici di eventi. Solo libreria non basta."

5. Bibli — Trastevere, via dei Fienaroli

Bibli è una libreria storica di Trastevere — aperta nel 1996 — che si è reinventata due anni fa con una nuova proprietà. Cento metri quadri di sala lettura, una caffetteria interna che funziona davvero (e non come scusa per ridurre lo scaffale), un catalogo trasversale ma curato. La nuova proprietaria è Sofia, trentadue anni, romana, una vita precedente nel marketing editoriale. "Quando ho rilevato Bibli era una libreria stanca. Avevo una scelta: chiudere e farne un cocktail bar, oppure rilanciarla. Ho rilanciato."

La sua scelta forte è stata duplice: tagliare del trenta per cento il numero di titoli, e raddoppiare il numero di eventi. "Una libreria piena di titoli che non vendi è un magazzino. Una libreria con meno titoli ma con più eventi diventa un luogo. La gente non viene a Bibli per comprare un libro che troverebbe altrove. Viene per vedere chi parla qui stasera." Bibli ha sei eventi a settimana, dal lunedì al sabato. Il fatturato è cresciuto del quaranta per cento in due anni.


Cinque librerie, cinque modi diversi di stare aperti. Tomo per la specializzazione stretta, Tlön per la profondità di catalogo, Il Mio Libro per la cura del lettore giovane, Altroquando per il doppio mestiere, Bibli per il pivot di formato. Cinque ricette diverse. Una sola lezione comune: nel 2026 una libreria indipendente sopravvive soltanto se ha una ragione precisa di esistere — non un'idea generica di amore per i libri, ma un perimetro definito, ostinatamente difeso, riconoscibile dalla soglia.

Le altre quaranta librerie indipendenti di Roma sono là fuori, ognuna con la sua storia. La prossima Speciale Soglie — nel numero uno — porterà cinque gallerie che si aprono per la prima volta al pubblico. Stiamo già scegliendo.

Roma — sopralluogo del 6 maggio 2026